In effetti le popolazioni dell’epoca
paiono non praticare più la sola arte della cacciagione e della
nomadizia , per dedicarsi a un tipo di vita più stanziale e dedito
all’agricoltura.
Simultaneamente,quindi, dall’Estremo Oriente all’America, l’agricoltura
si sviluppa e si diffonde in modo “spontaneo” ed “omogeneo”. La storia
nella sua forma più classica parla di teoria “diffusionistica”, il che
prenderebbe in ipotesi rapidi e contemporanei cambiamenti culturali e
sociali nelle varie popolazioni del mondo, dopo millenni di lenta
maturazione. Il tutto sembra molto aleatorio.
Se tenessimo conto di un’origine comune di
tutte le civiltà ecco che il quadro cambia. Un popolo, o alcuni suoi
superstiti,con conoscenze superiori, sbarcati, dopo un lungo
peregrinare, in nuovi luoghi ed entrati in contatto con le popolazioni
indigene locali, ancora ad uno stadio primitivo. Il connubio fra questi
pochi eredi di una civiltà superiore e i primitivi abitanti in loco dà
vita ad un nuovo sistema di vita sociale, religioso, politico e
ingegneristico. Pura fantasia ? Non si direbbe a dover prestare fede ai
racconti sumeri, aztechi, maya,inca , egiziani ed indiani. Si usano nomi
diversi ma il concetto è sempre lo stesso:alcuni semi-dei, di pelle
bianca e con barba, sbarcano (quindi provengono dal mare) sulle loro
terre e in virtù di conoscenze tecniche superiori in poco tempo riescono
a porsi a capo delle comunità locali, addirittura innalzati al ruolo di
semi-dei, a imperitura memoria dei popoli locali. Le coincidenze sono
troppe per essere frutto del mero caso ed eccole qui indicate:
1)tutti questi semi-dei giungono dal mare
(sono quindi, ipoteticamente, un popolo di navigatori);
2) rifuggono tutti quanti da un cataclisma
che ha distrutto la loro terra di origine;
3) hanno carnagione chiara e hanno barbe e
capelli di color nero o biondo;
4) sono dotati di grandi conoscenze nel
campo astronomico, legislativo, architettonico, agricolo;
5) quasi tutti questi semi-dei vengono
uccisi o costretti alla fuga da parte di ceti sociali invidiosi della
potenza e prestigio da loro acquisita,
7) tutti questi semi-dei promettono il
ritorno (questo sarà la causa di sfaldamenti di imperi quali quello
azteco ed inca).
L’aspetto più importante di questi semi
dei sono le loro caratteristiche etniche, in quanto la descrizione fatta
di essi ( bianchi, con barba e capelli) spesso differisce, come nel
caso delle popolazioni amerinde, dal tipo etnico presente in loco.
Possibile che i popoli amerindi abbiano immaginato con tanta precisione
una razza a loro sconosciuta, almeno così si crede, fino all’arrivo dei
conquistadores spagnoli?Possibile che l’inca Atahualpa e il Uey-Tlatoani
(Riverito Oratore) Montezuma cadessero, senza un reale credenza di base,
in un simile inganno?
Non si direbbe affatto poiché era tanto
vivo il ricordo di questi semi-dei che allorché le truppe di Cortès e
Pizzarro, inferiori immensamente in numero agli eserciti locali,
arrivarono alle porte delle città-stato degli imperi aztechi e inca,
queste popolazioni si arresero senza praticamente combattere a quelli
che furono identificati nei semi- dei antichi, ritornati come da
promessa fatta.
Tornando alla mitologia dei vari popoli
bisogna dire che un ulteriore conferma che tali ricordi ancestrali di
tali antichi civilizzatori siano più di semplici miti, è da ricercarsi
nella considerazione che tutti questi popoli, al di là e al di qua delle
sponde dell’Atlantico, hanno in comune molte altre caratteristiche,
anche in contrasto con le loro effettive conoscenze: sono ottimi
astronomi, grandi conoscitori del cosmo che ci circonda (ma ,come nel
caso delle popolazioni amerinde, non conoscono i principi di
un’invenzione elementare, ma sostanzialmente importante, come la ruota);
sono grandi architetti e costruttori (benché non conoscano il ferro o
altre leghe pesanti di metallo, utili per lavorare, sezionare, scalfire
e incidere i colossali blocchi di pietra che utilizzano); sono
costruttori di complessi megalitici (Sacsahuaman, le Piramidi Di Giza,
la Sfinge, le Ziggurat, i blocchi di Baalbek, Tiahuanaco,e altro) con
sistemi ciclopici (basti ricordare le dimensioni dei blocchi di pietra
utilizzati. Perché affannarsi tanto quando lo stesso risultato era
possibile ottenerlo con blocchi di minor peso?), la forma piramidale (
pura, a gradoni, a ziggurat) pare ossessionarli.
I Maya narrano di Kukulkan, gli aztechi
citano Quetzalcoatl, mentre nei ricordi Inca è viva l’idea Viracocha.
Tutti questi semi-dei giungono dal mare,
con altri superstiti di una terra scomparsa, e quasi sempre si
ricollegano ad un periodo post-diluvio, o comunque avente
caratteristiche di sconquassi avenuti in tutto il globo terrestre.
Gli spagnoli, che furono i primi, a quanto
ci insegna la storia , a trattare con le popolazioni amerinde, rimasero
ampiamente increduli ed esterrefatti allorché vennero a conoscenza di
tali tradizioni antiche, è più di una volta i cronisti specificarono
come tali miti fossero di molto anteriori alla loro venuta in tali
terre, per cui non inquinabili con le loro stesse presenze.
Si narra che una raffigurazione del dio
inca Viracocha fosse custodita nel Coricancha, un tempio nell’antica
Cuzco; i cronisti dell’epoca descrivono questa statua “ simile alle
rappresentazioni dei pittori dell’apostolo San Bartolomeo, quanto ai
capelli, alle fattezze, alla carnagione, abbigliamento e sandali..”.
Infatti i miti inca narravano così:
“…all’improvviso apparve, arrivando da
sud, un uomo bianco di grande statura e portamento autoritario.
Quest’uomo era talmente potente da trasformare le colline in valli e
dalle valli ricavò grandi colline, facendo scaturire ruscelli dalla viva
pietra….Quell’uomo continuò il suo cammino verso nord compiendo prodigi
di ogni genere…insegnava grandi cose e l’amore reciproco e fornì il
nostro popolo di leggi.. guariva i malati toccandoli con le mani e
chiamava tutti figli e figlie…. Sparì nel mare con la stessa facilità
con cui camminava in terra…e promise di ritornare..”
Viracocha veniva ricordato per aver portato presso i popoli peruviani
varie discipline come la medicina, la metallurgia, l’agricoltura,
l’allevamento, l’arte della scrittura ( che secondo gli Incas era poi
andata perduta insieme alla metallurgia) e conoscenze nei campi
dell’ingegneria e dell’architettura.
Spostandoci in Messico e dintorni troviamo
le culture Maya ed Azteca che tramandano il ricordo di Kukulkan e
Quetzalcoatl, in effetti molto simili fra loro: “..un individuo misterioso…un uomo bianco dalla corporatura robusta, la fronte ampia, con occhi grandi e la barba fluente. Indossava una lunga veste bianca che gli arrivava ai piedi. Condannava i sacrifici ed era noto come il dio della pace…Quando veniva interrogato sui temi della guerra si turava gli orecchi….Imparò agli uomini a usare il fuoco, a costruire le case e legiferò …..”
Così
come il loro corrispettivo andino Viracocha, sia Kukulkan che
Quetzalcoatl, sono costretti, dall’invidia di alcuni popolani, a fuggire
per via mare, promettendo però di tornare.
La
civiltà che abitò Tuahuanaco raccontava di Thunupa “ un uomo bianco e
barbuto di grande statura,la cui presenza e persona suscitava grande
ammirazione e rispetto”.
Se le somiglianze di questi miti potrebbe
essere spiegata con la relativa vicinanza geografica di tali
popolazioni, diverso è il discorso quando osserviamo miti simili in
Egitto e Mesopotamia.
Gli scienziati parlano di semplici
casualità, residui comuni di antichi processi mentali, ma anche questa
tesi pare infondata, poiché, a ben guardare, tali coincidenze diventano
troppo numerose (ricordate il vecchio detto che recita perdere un
parente è un caso, perderne due una sfortuna, perderne tre non è più una
coincidenza?).
Eppure ecco i miti numerici che narrano di
Oannes, il misterioso uomo-pesce barbuto, che viene dal mare e al mare
la sera ritorna per far alloggio sulla sua nave:
“..tutto il corpo di Oannes era come
quello di un pesce.. quando il sole tramontava era sua abitudine
rituffarsi in mare e dimorare tutta la notte negli abissi, era infatti
anfibio…Durante il giorno soleva conversare con gli uomini ed istruirli
ad ogni genere di arti. Insegnò ad essi a costruire case, fondare
templi,a redigere leggi, e li illuminò sui principi geometrici ed
astronomici. Imparò agli uomini a distinguere le piante e a coltivare
ciò che fosse di loro abbisogno….”
In
Egitto la figura di Osiride spicca su tutte le altre: “ Osiride era il primo figlio di Nut, la dea del cielo,i cui altri figli erano Iside, Seth e Neppthys.Osiride, uomo e dio allo stesso tempo, divenne il primo re dell’Egitto, dove stabilì il dominio della legge. Egli giunse in queste terre affrante dalla paura e insegnò alle genti la religione e le arti della civiltà..Purtroppo l’invidioso Seth lo uccise e sparse i pezzi del suo corpo per l’Egitto…iside, sua consorta, ne recuperò i pezzi, giacque con lui, e rimase pregna del suo seme. Fatto ciò Osiride si trasfigurò in un essere stellare (Orione) e divenne il padrone del Duat..”
Lo
storico greco Diodoro Siculo ci fornisce un’altra immagine di
Osiride,molto più “umana” sempre facendo leva sulle tradizioni egizie:
"Raccontano che Osiride, poiché aveva
indole di benefattore e brama di gloria, abbia raccolto un grande
esercito con l'intenzione di muovere alla volta di tutta la terra
abitata e di insegnare al genere umano come si coltiva la vite e come si
seminano il grano e l'orzo; pensava infatti che se fosse riuscito a
liberare gli uomini da abitudini ferine di vita e ad indirizzarli verso
un'esistenza civile e ordinata, avrebbe ricevuto onori immortali per la
grandezza di tali benefici. Il che effettivamente avvenne, perché non
soltanto i contemporanei, che ricevettero questi doni, ma anche tutte le
generazioni successive, grate per la gradevole forma di alimentazione
introdotta, hanno onorato gli scopritori come divinità somme."
Anche in questo caso numerose
raffigurazioni e descrizioni indicano Osiride come un uomo dalla bianca
carnagione e barbuto, caratteristiche che influenzeranno in seguito i
faraoni, i quali identificandosi proprio con Osiride, vengono spesso
raffigurati con il famoso “pizzetto” aggiunto.
Se non bastasse ecco che le stesse
tradizioni le ritroviamo a miglia di distanza, nei popoli neozelandesi
che tramandano il ricordo di Wakea, mentre i popoli indù raccontano le
gesta di Manù. Le stesse popolazioni di alcune delle Isole dei mari del
sud hanno caratteristiche etniche della razza bianca e ciò ha provocato
più di un dubbio nelle fonti accademiche. Come potevano essere arrivati
lì, queli uomini, apertamente appartenenti alla razza, cosiddetta,
ariana?
Lo stesso capitano olandese Roogeven che
scoprì l’Isola di Pasqua si stupì di trovarvi abitanti dalla pelle
bianca, così simili a lui. Forse alcuni sopravvissuti ad un grande
cataclisma, ultimi eredi di una grande stirpe di uomini di mare e di
scienza, trovarono la salvezza sparpagliandosi per il mondo. Alcuni
muoiono lungo il viaggio, altri precipitano in uno stadio selvaggio di
civiltà, altri invece raggiungono varie parti del mondo e decidono di
mettere a disposizione delle popolazioni paleolitiche presenti il loro
bagaglio di conoscenze culturali, nei vari campi. Si incomincia a
praticare l’agricoltura, a dare fondamenti di diritto e società alle
nuove nazioni nascenti, a progettare grandi opere. Dopo alcune
generazioni, incapaci di tramandare le loro conoscenze alle progenie,
rimase solo il ricordo di tale potenza e conoscenza, perdendo di fatto
molte cognizioni tecnologiche. L’uomo compie un passo indietro nella sua
evoluzione, ma il primo passo verso la nascita della storia così come la
conosciamo era stato compiuto.
Questi modelli-tipo di semi-dei
civilizzatori, tanto familiari alle popolazioni allora quanto agli
studiosi di storia delle religioni oggi, sono stati tramandatici,
attraversando la coltre dei secoli, sotto l’unica forma di comunicazione
sopravvissuta ad una serie di cataclismi: i miti. Autore: Mattera Antonio, nato a Roma il 09/10/!968 e residente in Ischia (NA). Diplomato Capitano di Lungo Corso e congedato dalla Marina Militare con i gradi di Sergente, qualifica Radiotelegrafista Radio telescriventista. |
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